GLOPAAR: corso di Educazione alla Cittadinanza Globale

FAQ su GLOPAAR

  1. Introduzione: quali sono  i presupposti di questo corso?
  2. Cosa vuol dire essere “cittadini globali”?
  3. Che cosa dovrebbe fare la scuola per preparare i giovani a diventare cittadini  globali?
  4. Qual è l’approccio metodologico proposto dal  corso?
  5. Che impatto può avere il corso sulle attività didattiche?
  6. Ci sono esempi di attività  già in cantiere?
  7.  Quali sono dunque le finalità del corso?
  8. A chi si rivolge il corso?
  9. Che cosa si farà in concreto?
  10. Qual è la struttura del corso?
  11. Come si articola il corso?
  12. Ulteriori Informazioni

1. Introduzione: quali sono  i presupposti di questo corso?

“Essere un cittadino globale significa comprendere le forze che uniscono il mondo a una velocità accelerata ed essere capaci di operare concretamente oltre i confini di una singola nazione, […] comprendere i processi che attraversano i confini di un singolo stato-nazione, e che non possono essere spiegati o affrontati rimanendo all’interno di quei confini: ad esempio, i cambiamenti climatici oppure il terrorismo.

E’ necessario che tutti abbiano un certo grado di competenza e di profondità, perché il quadro istituzionale a cui si può fare riferimento è limitato: non c’è una giurisdizione sovranazionale, non ci sono passaporti globali, moneta globale, lingue globali [….]” (Reimers, 2017, 2018) .

Su questi assunti è centrato il percorso di formazione ” Educazione alla cittadinanza globale: progetti, azioni, artefatti” che intende affrontare il tema in un’ottica partecipativa e operativa, realizzando attività laboratoriali direttamente “sul campo”, agendo all’interno della comunità sociale.

 2. Cosa vuol dire essere “cittadini globali”?

L’uomo oggi può contribuire al mondo solo attraverso la globalità: gran parte dell’azione del singolo individuo si realizza a livello globale attraverso collaborazioni  che va aldilà di ogni confine. Essere cittadini globali vuol dire essere cittadini ‘attivi’ in un senso e in una dimensione più ampia, cioè titolari di diritti intesi in senso lato, ma pronti ad assumere impegni nei confronti della collettività e capaci di agire in modo consapevole, percependo un senso di connessione con gli altri e agendo  di conseguenza: “questa connessione personale con tutti gli altri riflette la comprensione del fatto che, per creare comunità (locali e globali), giuste, democratiche e sostenibili, i cittadini devono capire la loro connessione con tutte le altre persone attraverso un’umanità comune, un ambiente condiviso e interessi e attività condivisi” (Shultz, 2007, p. 249).
In un importante documento dell’UNESCO The abcs of Global Citizenship Education (Unesco, 2016) la cittadinanza globale “si riferisce più a un senso di appartenenza alla comunità globale e a un sentimento comune: i presunti membri di questa comunità sperimentano solidarietà e identità comune tra loro e un senso collettivo di responsabilità a livello globale. La cittadinanza globale quindi può essere vista come un ethos o una metafora piuttosto che come un’appartenenza reale. In quanto cornice per un’azione collettiva, la cittadinanza globale dovrebbe e può generare azioni e coinvolgimento tra e per i suoi membri attraverso azioni civiche per promuovere un mondo migliore” (Unesco, 2016, p. 1).

3. Che cosa dovrebbe fare la scuola per preparare i giovani a diventare cittadini  globali?

Gli organismi internazionali invitano ad integrare informazione e conoscenza con la pratica, con una didattica di tipo esperienziale, in cui i principi della cittadinanza globale siano integrati nelle discipline oggetto di studio. Le pratiche didattiche dovrebbero essere rinnovate e destinare maggiore attenzione  alle competenze dell’essere e del relazionarsi all’altro (EU, 2010; OECD, 2012; UNESCO 2015, 2016).

Proprio di recente la UE ( gennaio 2018) ha pubblicato una “Proposta di raccomandazione di Consiglio relativa alle competenze chiave di apprendimento permanente”, nella quale si sottolinea l’importanza di lavorare a scuola per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dalle Nazioni Unite.

 4. Qual è l’approccio metodologico proposto dal  corso?

 L’idea centrale del corso è la costruzione di percorsi attraverso un approccio che si definisce “trialogico”, e vede coinvolti l’alunno, il docente e l’oggetto:  avvalendosi di  tecniche tipiche dell’apprendimento collaborativo, punta a rafforzarle attraverso la strutturazione delle attività attorno alla costruzione di oggetti destinati ad un uso concreto e utili per la comunità.

L’approccio trialogico è una modalità innovativa che sta alla base di alcune recenti sperimentazioni. Si tratta di una recente proposta teorico – metodologica (Paavola, Lipponen & Hakka Rainen, 2004 , citato da Ligorio , Ritella 2017) che punta al superamento della didattica tradizionale di tipo frontale dove avviene soltanto un trasferimento della conoscenza , ma  supera anche la modalità  educativa condivisa, dialogica. A queste due modalità nel trialogico si aggiunge un terzo elemento: i processi intenzionali di produzione collaborativa di artefatti di conoscenza condivisi, utili e motivanti.  In questo approccio, l’acquisizione individuale di conoscenza e la partecipazione a comunità di pratica (Wenger, 1998, citato da Ligorio, Ritella 2017) vengono combinate nel modello della creazione di conoscenza, valorizzando il ruolo della comunità (Brown & Campione; 1990 citato da Ligorio , Ritella 2017), del network (Glăveanu, 2011 citato da Ligorio , Ritella 2017) e degli strumenti (Cole, 1996; Vygotskij, 1990 ).  In questa visione, gli artefatti sono contemporaneamente strumenti per la didattica e oggetti verso cui è orientata l’attività di apprendimento, supportando il processo di sviluppo e messa in pratica delle competenze. In tal senso, l’approccio trialogico è in grado di creare contesti formativi autentici, che mettono in connessione le esperienze di apprendimento con i contesti extra – scolastici e professionali. (Ligorio, Ritella, 2017)

5. Che impatto può avere il corso sulle attività didattiche?

Il corso da ampio rilievo alle attività di classe co-progettate e alle riflessioni sulla pratica e riguarda un progetto didattico sul territorio, nell’ambito di una prospettiva di apprendimento “intergenerazionale” dove si lavora e si fa formazione dei docenti anche (seppure non solo) attraverso opportunità in cui i docenti e gli studenti imparano insieme.
Il progetto si ispira anche alla “pedagogia dei sogni” di Paulo Freire, oggi più che mai attuale.
I ragazzi attraverso la loro progettazione devono mettere sul tavolo varie idee -anche alternative diverse non compatibili l’una con l’altra- capaci di stimolare la discussione e la scelta. Devono anche capire e rappresentare il valore del “progetto” come base e requisito per le decisioni esecutive, come luogo di presentazione di idee che vengono da studi, documentazioni e riflessioni, ma necessitano poi di essere sottoposte al vaglio di diversi punti di vista e di progettazione alla luce della loro fattibilità concreta, che necessita del contributo di esperti. Allo stesso tempo progetti ricchi e fantasiosi che vengono dal mondo della scuola e offrono alla comunità sociale la freschezza e la forza di “pensieri giovani”, coordinate da una didattica innovativa e possono creare coinvolgimento di diversi stakeholder: quelli istituzionali come il municipio, ma anche quelli privati, quali artisti, commercianti , tecnici che possono offrire contributi in natura o economici.

 6. Ci sono esempi di attività  già in cantiere?

Sì, ci sono già due lavori interessanti in cantiere sui quali si lavorerà in modalità laboratoriale nell’ambito del corso.

  • La “piazza”, intesa  come scenario privilegiato della vita privata e collettiva, come  luogo fisico e simbolico, offre una grande varietà di argomenti di studio e ricerca, che possono essere spunti per percorsi didattici importanti. L’idea centrale è quella di elaborare e realizzare congiuntamente una serie di azioni per la riqualificazione e valorizzazione di piazza Annibaliano da diversi punti di vista: 1) la pulizia, del decoro, la vivibilità, per esempio attraverso la progettazione/realizzazione di aree di coltivazione orticole e/o decorative  2) la fruizione  artistico-culturale: studiando e elaborando  informazioni e segnalazioni sulla storia della piazza e dei suoi monumenti,  3) la progettazione artistica  di murales in aree attualmente ricoperte da graffiti casuali per contrastare il vandalismo grafico e l’affissione abusiva e al tempo stesso la realizzazione di opere d’arte nella piazza. 4) la  fruizione della piazza quale spazio urbano di  socializzazione e condivisione di vita favorendo la realizzazione di eventi quali Feste, Flash Mob, Installazioni etc.
  • La biblioteca come luogo di esplorazione, scoperta, come luogo fisico di confluenza di saperi, testimonianze, storie, come stimolo a toccare con mano il sapere, la documentazione, la storia. L’idea è quella di guidare gli studenti alla scoperta di una biblioteca storica, la biblioteca del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca; dall’altro quella di scoprirne i tanti tesori per poi elaborare e realizzare congiuntamente una serie di artefatti utili a darne un assaggio al pubblico. Gli artefatti prodotti potranno avere la forma di videoclip, presentazioni, documenti multimediali da inserire nel sito del Miur o in altri appositamente dedicati, il tutto nell’intento di far meglio conoscere questa realtà unica.

 7.Quali sono dunque le finalità del corso?

Il corso  vuole essere un laboratorio attivo  in cui i docenti coinvolti e i loro alunni progettano e realizzano nella pratica didattica “artefatti” da condividere con la comunità.
Si costruisce così un’esperienza intergenerazionale, che diventa esempio concreto di educazione alla cittadinanza globale, coerente  con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030, in particolare con i seguenti obiettivi.

Goal 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti
4.7 Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile

Goal 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.
11.7 Entro il 2030, fornire l’accesso universale a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per le donne e i bambini, gli anziani e le persone con disabilità

Goal 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo
12.8 Entro il 2030, fare in modo che le persone abbiano in tutto il mondo le informazioni rilevanti e la consapevolezza in tema di sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura
12.b Sviluppare e applicare strumenti per monitorare gli impatti di sviluppo sostenibile per il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali

Goal 16: Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli
16.6 Sviluppare istituzioni efficaci, responsabili e trasparenti a tutti i livelli
16.7 Assicurare un processo decisionale reattivo, inclusivo, partecipativo e rappresentativo a tutti i livelli 

8. A chi si rivolge il corso?

Il corso si rivolge a insegnanti dei tre ordini di scuola (primaria, secondaria  di primo e secondo grado)  attraverso moduli flessibili a seconda del segmento di appartenenza.  L’approccio è  centrato sul coinvolgimento attivo  di alunni e docenti impegnati in compiti di  realizzazione di artefatti, di comunicazione e di intervento sulla vita della comunità scolastica e sociale.
Il percorso è pensato per docenti che intendono  sperimentare e sperimentarsi sui temi della cittadinanza globale. Si tratta di un  itinerario operativo di lavoro in classe  e riflessione  con il supporto di esperti e tutor.

9. Che cosa si farà in concreto?

L’azione di progettazione di docenti coinvolti e delle loro classi- primarie, secondarie di primo e secondo grado- è mirata alla realizzazione di artefatti concreti quali disegni, poster, video, libretti, elaborati multimediali.
I ragazzi attraverso la loro progettazione metteranno in campo  idee -anche alternative diverse non compatibili l’una con l’altra- capaci di stimolare la discussione e la scelta. Devono anche capire e rappresentare il valore del “progetto” come base e requisito per le decisioni esecutive, come luogo di presentazione di idee che vengono da studi, documentazioni e riflessioni, ma  necessitano poi di essere sottoposte al vaglio di diversi punti di vista e di verifiche di fattibilità concreta.
Tale   progettazione dovrà essere  leggibile e documentata, evidenziando problemi, opportunità e possibili sviluppi, in modo da suscitare coinvolgimento e prospettive di azione concreta.
Allo stesso tempo progetti ricchi e fantasiosi che vengono dal mondo della scuola e offrono alla comunità sociale la freschezza e la forza di “pensieri giovani” possono creare coinvolgimento di diversi stakeholder: quelli istituzionali come il municipio, ma anche quelli privati, quali artisti, commercianti , tecnici che possono offrire contributi in natura o economici.
In particolare si ritiene di grande rilievo interpellare artisti e personaggi del mondo della cultura che partendo dalle ipotesi dei ragazzi possono esprimere opinioni, indicare prospettive, offrire nuove proposte. Questo dà anche ai ragazzi stessi l’idea di un feedback sul loro lavoro da parte di altri qualificati attori.

10. Qual è la struttura del corso?

Il corso sarà realizzato in maniera blended tra incontri in presenza e collaborazione online, secondo uno schema già consolidato nei precedenti percorsi formativi di Rete Dialogues. Ai corsisti vengono attribuite 40 ore di formazione riconosciute dal MIUR.

11. Come si articola il corso?

MODULO CONTENUTO ORE RICONOSCIUTE CALENDARIO
 

A

 

Incontro iniziale (in presenza) Introduzione al percorso formativo e presentazione di alcuni materiali di riferimento   2 ore Martedì 13 febbraio 2018   ore 17 – 19                            (gruppo  I.C.SETTEMBRINI)
Martedì 13 marzo 2018                        ore 15 – 17
( gruppo LICEO MACHIAVELLI)
B Incontri   progettazione collettiva, monitoraggio Lavoro in classe con gli studenti e confronto tra docenti   10 ore
D Confronto tra allievi delle classi partecipanti a Rete dialogues – Generation Global  (tramite Videoconferenza ) Preparazione e realizzazione di una VC    6 ore
E Partecipazione a blog docenti  Riflessione  e scambio professionale   6 ore
F Seminario con esperti (es. Raimo, Ligorio)                         

( all’interno del calendario di conferenze Specchi di Dialogo )

Seminario teorico sui temi del trialogico

Seminario teorico su equità e globalizzazione

  8 ore Data in via di definizione
G Approfondimento teorico Proposte letture   4 ore
TOTALE ORE  36 ore

12. Informazioni

Per ulteriori informazioni scrivere a

Claudia Regazzini (IC Settembrini)                                 [email protected]
Paola Spallanzani (Liceo Machiavelli)                           [email protected]
Rete Dialogues                                                                [email protected] retedialogues.it