Rita Toro

Docente di Spagnolo presso il Liceo Statale “F. De Sanctis” di Paternó (CT)

ritatoroFiglia di emigranti italiani, sono nata a Caracas dove ho trascorso la mia prima infanzia. Fin da allora, quando mia madre, mortificata, mi sottraeva dalla strada perché avevo addentato qualche compagno di giochi, ho manifestato la mia attrazione verso chi presenta tipicità diverse dalle mie. Mia madre pensava fossi razzista. Io ero solo convinta che i miei amici fossero di cioccolata e volevo verificarlo di persona! Il rientro dei miei in Sicilia mi ha fatto vivere il disagio di cosa si prova ad essere immersi in un ambiente linguistico e culturale diverso da quello originario. Non è un caso che da grande abbia scelto di studiare lingue straniere. Le insegno dal 1990 nella provincia e, dopo un lungo precariato, nella città di Catania.

Prima di venire a mancare prematuramente, i miei genitori mi hanno insegnato, con il loro esempio, che è possibile sopravvivere di fronte alle intemperie se ti costruisci una valigia ben attrezzata.
Nella mia conservo: i suoni e i sapori del Venezuela e di tutti i luoghi dove sono stata e dove andrò; il giallo rosato della pietra delle chiese di Noto quando vi si riflette il sole delle tre del pomeriggio e il tepore della pavimentazione lavica delle strade di Catania che d’estate m’infuoca le suole; la chitarra regalatami da mio fratello e che usavo, una volta imparata da sola, per animare le Messe e gli spettacoli teatrali che il parroco mi lasciava organizzare nell’oratorio del quartiere popolare dove sono cresciuta; lo specchio della camera dove studiavo e che a 13 anni mi capitava di attraversare con lo sguardo: io vedevo già allora gli occhi dei miei alunni di oggi!
Conservo ancora ben impressi: i volti di tutte le donne che hanno voluto ‘allevarmi’ dopo la morte di mia madre (la loro tenerezza generosa, rivestita spesso di una corazza inossidabile, è stata fondamentale per la costruzione del mio ruolo di donna e di insegnante); ci sono i volti dei ragazzi stranieri venuti in Sicilia per il loro anno di scambio studentesco con AFS Intercultura (gli undici anni di insegnamento volontario dell’italiano come L2, e non solo, mi hanno fatto assaporare il piacere della maternità. Alcuni di loro mi hanno già dato dei nipoti!)

Porto in valigia il bagaglio di proverbi e storie di vita consegnatomi dall’anziana camminante siciliana conosciuta durante la preparazione della mia tesi di laurea (mi fece promettere che avrei trovato il tempo per riportarli in un libro, io finora ho potuto ricambiare il regalo facendomi tramite, negli anni ’90, di un progetto pilota MIUR – Opera Nomadi che ha avviato il processo di integrazione degli alunni viaggianti e attivato corsi per mediatori culturali adulti in Sicilia); il metodo rigorosamente disciplinato appreso negli anni di collaborazione con l’Università di Catania e l’Opera del Vocabolario Siciliano (la lessicografia è un mondo di ricerca affascinante che può risultare soffocante per chi è dotato di creatività disordinata. Lì ho appreso, non sempre riuscendoci, che ogni prodotto di squadra è legato ad un onesto, spesso notturno, lavoro solitario!); i volti di quei docenti e colleghi più anziani che mi hanno generosamente permesso di ‘rubar loro il mestiere’ (da qualche anno ho iniziato a rilassarmi: sono anziana abbastanza per permettere con gioia che altri lo rubino a me!)

Incontrare F2F è stato per me come innamorarsi in tarda età: quando pensavo di non aver più nulla da cambiare nella mia vita professionale, ho tutto rimesso in discussione, pur rimanendo me stessa. Ho trovato che potevo restituire tanto di quanto ricevuto nel mio percorso di vita, specie in quelle realtà culturalmente depresse dove lavoro, in cui è importante che sia la scuola ad offrire opportunità alte, mettendo insieme il mio amore per le lingue, le storie di vita, la spiritualità.

“Io sono… i volti che ho incontrato” (p. Alex Zanotelli)