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Luca Fatticcioni

Luca Fatticcioni, docente di lettere presso l’IC “Enrico Fermi” di Romano di Lombardia (BG)

luca_fPresentare se stessi è sempre un’operazione difficile. Quando scegliamo cosa raccontare di noi facciamo una scelta, per creare la nostra immagine, ma siamo solo quello? E come ci vedono gli altri? Ecco allora la scelta di presentarmi attraverso un dialogo immaginario – ma non troppo- tra due madri di miei alunni e una bidella.

 

Dialogo tra due mamme a scuola

Signora Fatima. Buongiorno. Devo parlare con il professor Fatticcioni.

Signora Carla. Anch’io.

F. Posso sedermi qua?

C. Se vuole. E’ libero.

F. Mio figlio mi parla sempre del professore. Ma insegna anche informatica?

C. No, solo italiano. Ma è fissato col computer. Dice sempre che è importante per il futuro, per il lavoro. Che cambia il nostro modo di vivere. Chissà…

F. Credo abbia ragione. A mio figlio piace tanto quando scrivono col computer, dice che non sembra di essere a scuola. A casa è sempre sul blog. Dice che è il compito di italiano.

C. E’ stato anche l’insegnante di mia figlia, quattro anni fa. Faceva sempre usare il computer e quelle nuove lavagne, le lim. L’ha avuto anche mio nipote, che ora va all’università. So che a volte, quando lo incontra, gli chiede come va lo studio e cosa fanno gli altri compagni.

F. Forse gli piace vederli diventare grandi.

C. Penso di sì.

F. E’ da molti anni che insegna qui?

C. Qui alle medie Fermi almeno da dieci anni, so che prima insegnava alle superiori.

F. Ma è di Romano di Lombardia?

C. No, è di La Spezia.

F. Sul mare?

C. Sì. Chissà cosa ci fa qua! Io non mi allontanerei mai dal mare.

F. Anche a me manca molto. In Marocco abitavo sul mare.

C. Una volta ho sentito che raccontava che suo padre navigava e che da bambino viaggiava sempre. Egitto, Tunisia, Spagna, Libia, Mar Nero…

F. Forse ne avrà avuto abbastanza!

C. Ah! Può essere.

F. Mio figlio dice che ha un modo particolare di fare lezione. Chiede sempre cosa pensano di un argomento, che opinioni hanno. Li fa partecipare e lavorare insieme.

C. Aspetta passa la bidella, chiediamo qualcosa a lei. Giovanna! Buongiorno!

Signora Giovanna. Ciao! Che ci fai qui?

C. Devo parlare con il Fatticcioni. Ma dimmi una cosa, dov’è che abita precisamente?

G. Qui vicino.

C. E anche la moglie insegna?

G. Lucia. Sì.

C. Ma dove si sono conosciuti?

G. All’università, a Pisa. Studiavano tutti e due letteratura italiana.

C. Ma è vero che andrà in Toscana?

G. Ma no, lo dicono tutti gli anni. Ma a lui piace moltissimo stare qui. Gli piace la nostra scuola. Lo avete mai sentito raccontare di quando viveva in Toscana? Sembra che parli di un altro mondo.

F. Ma non è ligure?

G. Sì, ma dopo che ha finito gli studi ha vissuto in Toscana.

C. Eccolo!

Fatticcioni. Buongiorno! Chi è il primo?

C. Vuoi andare tu?

F. No, grazie. C’eri prima tu.

Christopher Muscat

muscatChristopher Muscat è docente di IRC  (Insegnamento della Religione Cattolica) presso l’IIS 8 marzo di Settimo Torinese. Di origine maltese, conversatore di lingua inglese e laureato  in teologia, all’interno della sua scuola si occupa anche di preparare  gli allievi alle varie certificazioni previste per la lingua anglosassone.
L’intervista qui sotto riportata è stata rilasciata nell’estate del 2014 alla redazione di ReteDialogues.it

Come sei arrivato sul progetto Face to Faith?
L’IRC è una materia molto libera che può avere delle grandi potenzialità in quanto consente ampi spazi di approfondimento e collegamento con altre discipline.  Per rendere le lezioni sempre più interessanti e coinvolgere i ragazzi, propongo anche attività che prevedono l’utilizzo della lingua  inglese, per dare un “valore aggiunto” alla materia. Utilizzo spesso internet per cercare non solo materiali  ma anche contatti con scuole e docenti stranieri. All’inizio dell’estate 2012 vengo a sapere dal sito MIUR che è stato firmato un protocollo con la Tony Blair Faith Foundation per il progetto FTF: ho cercato il sito in rete e inviato il modulo di richiesta di adesione. Nel giro di 24 ore mi arriva una telefonata “Sono Giovanna Barzanò, ispettrice del MIUR” … la cosa mi ha un po’ stupito, non mi aspettavo una reazione dai “piani alti”

Il problema è che nella fase iniziale del progetto, prima della Rete Dialogues, l’adesione a FTF per le scuole italiane è avvenuta “su invito” degli Uffici Scolastici Regionali, perché la novità per il nostro sistema scolastico era tale da prevedere una fase pilota sperimentale. Per cui la tua richiesta, arrivata tramite  Londra, ha colto tutti di sorpresa!
Infatti mi ci è voluto del tempo prima di essere accreditato, poter accedere ai materiali e cominciare a lavorare. Dopo ho capito che, per motivi di sicurezza delle migliaia di ragazzi iscritti alla web community, era necessario non solo accertare la mia identità ma anche verificare le mie motivazioni. Per fortuna a Torino stava nascendo una rete di scuole e ne sono entrato a far parte.

E ti sei subito lanciato nelle videoconferenze, coinvolgendo fin dal primo anno centinaia  allievi della tua scuola
Il primo anno ho lavorato con più colleghi su 7 classi,  riuscendo a fare 6  VC con 5 di loro: una purtroppo è stata annullata perché la scuola partner non era riuscita a collegarsi. In questo secondo anno dei problemi tecnici di connessione ci hanno bloccati fino a gennaio, ma sono state comunque 9 le classi coinvolte e abbiamo realizzato 10 VC

Come ti sei organizzato per gestire in prima persona così tante classi?
I miei allievi  sono molto interessati, si preparano con serietà. Avendo una sola ora settimanale per classe e non essendo sempre facile coinvolgere i colleghi di altre materie, svolgo gran parte del lavoro di preparazione da casa: tengo i contatti con i miei allievi tramite email e  facebook, ogni classe ha un suo gruppo sul social network. Cerco di far partecipare tutti i ragazzi della classe. Appena ricevo dal facilitatore la scaletta della VC, divido i compiti tra gli studenti:  quelli che padroneggiano meno la lingua inglese parlata preparano gli interventi per iscritto su argomenti standard (presentazione della scuola, della comunità, ecc) mentre gli studenti più disinvolti con la lingua si tengono pronti per affrontare gli argomenti specifici che abbiamo già trattato in classe e arricchire la conversazione con gli spunti che emergono man mano durante la VC. A volte chiedo a qualche collega di prestarmi un’ora, appena prima di una VC, per mettere a punto gli interventi.

Quali sono, secondo te, i punti di forti del progetto?
I ragazzi sono entusiasti: per prima cosa si rendono conto che ci sono in giro per il mondo dei giovani come loro. Si sfatano molti miti: per esempio, nei confronti  degli USA si è un po’ appannata l’immagine di paese “superiore” al nostro, in diverse VC i miei allievi hanno potuto toccato con mano la validità della loro preparazione e cultura personale. Viceversa, nei confronti di paesi meno noti a livello globale, come per esempio  Ucraina e Pakistan, c’è stato l’effetto opposto: hanno scoperto delle realtà giovanili vivaci e appassionate.  La VC è anche molto potente nell’abbattere pregiudizi e stereotipi: il fatto di vedersi oltre che di parlarsi, comunicare con il body language oltre che con le parole è molto efficace in questo senso.

Dove incontri le maggiori difficoltà?
Sicuramente nella comunità online. Nonostante io iscriva al sito FTF tutte le classi coinvolte nel progetto, gli allievi preferiscono incontrarsi fuori, su Facebook o altri social network. In generale è difficile dopo la VC proseguire il dialogo online: i forum che i moderatori aprono alla fine di ognuna di esse vanno quasi sempre disertati. E questo è un peccato, perché  incontrarsi solo in VC senza un follow up è un’esperienza che rimane come sospesa a metà.  Io chiedo sempre al contact teacher della scuola partner  i nomi dei ragazzi partecipanti alla VC, in modo che i miei possano cercarli sul sito e proseguire il dialogo, ma raramente mi sono stati dati. Alcuni professori americani hanno addotto motivazioni di privacy: con alcune colleghe donne del Sud Est asiatico ho invece avuto l’impressione che avessero difficoltà a rapportarsi con me, in quanto professore maschio. In ogni caso i ragazzi vanno stimolati e guidati nella partecipazione alla comunità online: l’ideale sarebbe avere un’equipe di colleghi che partecipano al progetto.  Potrei anche limitare il progetto a poche classi, ma mi spiacerebbe far perdere l’esperienza della VC a tanti allievi.

So che per te una valenza importante del progetto è anche l’utilizzo della lingua inglese, proprio come strumento per permettere ai giovani italiani di interagire di più e meglio col resto del mondo.
Sicuramente un progetto come FTF è un ottimo esempio di attività CLIL: i ragazzi oggi arrivano già abbastanza preparati sull’inglese dalla scuola media, nel nostro istituto offriamo anche la possibilità di conseguire le certificazioni PET, First ed Advanced.  In ogni caso presentiamo il progetto alla giornate di orientamento anche sotto questo punto di vista. Durante alcune VC l’inglese è più difficile da capire, anche per me: allora chiedo al moderatore di riassumere. Abbiamo avuto un’esperienza di VC multipoint per la giornata della donna, il relatore era una rabbina della comunità riformata ebraica londinese, che ha parlato molto a lungo, lasciando poco spazio ai quesiti dei ragazzi; inoltre in quell’occasione la scaletta di domande proposta prima della VC è stata poco seguita, causando ancora più difficoltà ai miei allievi.

C’è qualche commento che vuoi ancora fare sul progetto FTF?
In Italia purtroppo siamo restii a parlare di religione da un punto di vista culturale, si tende a vederla come una questione  privata che riguarda solo la dottrina e la fede.  FTF invece fa toccare con mano come la  religione sia un aspetto culturale e sociale molto importante.  Il cattolicesimo, nel bene e nel male,  è parte integrante della nostra cultura, ma  c’è pudore o imbarazzo ad esplicitare questa influenza, sia da parte di credenti che non credenti. FTF è interessante perchè ci obbliga a approfondire di più la nostra cultura dal punto di vista delle radici religiose. FTF potrebbe aiutare l’Italia ad aprirsi all’idea che la religione fa cultura ed è importante conoscerla e saperne leggere le influenze, al di là del credo personale: pensiamo solo alla scansione del calendario scolastico, o alla concezione del matrimonio  monogamico in Italia ed in tutto l’occidente. Personalmente, poi, ritengo la religione importante anche in quanto momento fondante per uno spirito di comunità. Per me la religione relegata solo alla sfera privata è la fine della religione.

 a cura di Maria Lissoni, della redazione ReteDialogues

Mariolina Gusman

foto marigusDocente di Lettere presso I.C. “El/7 Montello-Santomauro” – Bari

Sono insegnante di Lettere da tre anni presso l’Istituto comprensivo “El/7 Montello-Santomauro e ho “ereditato” il progetto F2F proprio nel mio primo anno di servizio in questa scuola: tutto nuovo, scuola, dirigente, colleghi, alunni, progetto internazionale… mamma mia! Così, con timore ma con la curiosità che mi è propria, mi sono accostata al mondo F2F e ne sono rimasta conquistata!

Il cambiamento è sempre stata una costante della mia vita: sono nata e ho passato la mia infanzia a Bari, dove attualmente risiedo. Poi, il primo trasferimento a Viterbo, dove ho frequentato il liceo classico. Poi ancora, Firenze con la laurea in Lettere classiche ad indirizzo archeologico, le collaborazioni con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità e l’Opificio delle Pietre Dure, gli amici provenienti da tutto il mondo. Brevi parentesi a Salerno, a Roma e infine il ritorno a Bari ed al “mio” mare.

La formazione universitaria sembrava aver dato una precisa direzione alla mia vita ma alterne vicende mi hanno portata sui binari dell’insegnamento. L’idea inizialmente proprio non mi allettava: essendo cresciuta in una famiglia di insegnanti di scuole di ogni ordine e grado (dalle elementari all’Università), volevo evadere e respirare aria diversa. Ma…oggi sono entusiasta del mio lavoro, nonostante il tempo sembri non bastarmi mai per riuscire a fare tutto ciò che vorrei. Fortunatamente, mio marito e i miei due figli Gabriele e Chiara, mi aiutano e mi seguono nelle mie turbinanti giornate divise tra l’impegno scolastico (da due anni ricopro anche l’incarico di Funzione strumentale), familiare e le mie grandi passioni: l’arte, la lettura e… i dolci!

F2F mi ha dato l’opportunità di un nuovo cambiamento e la possibilità di portare con me i miei alunni in uno splendido viaggio verso l’altro!

Loredana Fisichella

Docente di Lingua Inglese presso il LLS “Galileo Galilei”, Catania

SAM_9286Mi chiamo Loredana Fisichella e non è certamente facile per me parlare della mia vita e del mio modo di essere. La riservatezza è sempre stata una delle mie qualità peculiari e ho sempre preferito l’ascolto degli altri alle mie parole celate dietro un resistente guscio difensivo.Appartengo alla nuova generazione di leadteachers, non per ragioni anagrafiche – ahimè – ma perché sono stata adottata dall’operosa “famiglia” di Rete Dialogues solo nella seconda fase di sviluppo del progetto Face to Faith. Ricordo ancora il giorno in cui ho conosciuto il progetto per la prima volta. C’era l’allerta meteo in città, le scuole erano chiuse ed io, sfidando ogni intemperia e noncurante dei fiumi di pioggia che scorrevano lunghe le vie, mi avventuravo alla volta di uno dei luoghi più panoramici – e franosi – della città, dove il seminario aveva luogo. Ora guardando indietro credo che “avventura” sia la parola che meglio definisca non solo gli esordi della mia partecipazione al progetto, ma tutta l’esperienza di questi tre anni. Un’avventura che mi ha fatto sperimentare nuove e più profonde forme di ascolto, di empatia, di tolleranza, che mi ha fatto condividere con i ragazzi nuove sfide, anche linguistiche, e diverse prospettive da cui osservare la varietà del mondo.
Al contrario l’intero mio percorso di vita non lo definirei proprio avventuroso. Dopo un esordio discutibile con il giudizio poorin lingua inglese alla scuola elementare, il mio amore per le lingue è andato via via crescendo, portando con sé non solo la mia passione per l’espressione linguistica, ma il mio desiderio di orizzonti più ampi, di viaggi di scoperta, di esplorazione dell’altro, del diverso.
…e così insieme a nuovi modi di esprimermi, imparavo nuovi modi di essere, di pensare, di vivere. La mia non era certo una ricerca di evasione –infatti, è sempre al “borgo natio” che ho fatto ritorno –ma sembravo spinta dal desiderio di una “visione globale”, che ovviamente non ho ancora conquistato e che mi porta ancora a trascinare in viaggi frequenti la mia amata famigliae ad abbracciare con entusiasmo progetti come F2F. Ho viaggiato molto anche con le varie scuole in cui ho prestato il mio servizio, in quanto coordinatrice di numerosi progetti europei, e credo che tutta la fatica che la gestione di questi progetti mi è costata sia nulla rispetto all’arricchimento interiore che ha portato in me in termini di nuove conoscenze e professionalità.
Il mio lavoro da insegnante non è forse ciò che sognavo da adolescente, ma è ciò che amo oggi. L’energia dei ragazzi, il caleidoscopio di dimensioni e mondi che regalano sono oggi cibo irrinunciabile per me. Niente riuscirebbe ad allettarmi a tal punto da farmi allontanare dalla classe, dove ritrovo ogni giorno frammenti di quell’umanità diversa e multiforme che ho sempre cercato nella mia vita.

Rosangela Baggio

Docente di inglese ed esperto esterno FtF

rosangelaDopo parecchi anni di esperienza, penso ancora incuriosita a tutte le cose che posso fare e agli strumenti che posso acquisire per ampliare gli orizzonti dell’unico mestiere che so fare: l’insegnante. Come continuare ad imparare? Come utilizzare l’appreso per iniziare nuove avventure?

Ecco, la parola chiave della mia vita è il senso dell’avventura. L’imbarcarsi in qualche impresa o semplicemente l’avventura intellettuale, la scoperta di nuove fonti di conoscenza. Mi caratterizzano l’avidità di scoprire e sperimentare cose nuove e la necessità di nutrire la mente per intraprendere nuovi percorsi. Viaggiare per imparare. Il viaggio della conoscenza.

Quella del viaggio, più metaforico che reale, è stata una dimensione presente nella mia vita sin da piccola, che realizzavo attraverso letture forsennate di tutti i tipi ed autentici sogni ad occhi aperti. Insomma la mia mente non ha mai smesso di viaggiare!

Provengo da una famiglia di origini contadine e sono cresciuta in campagna, in una cascina con una quantità di parenti; abbiamo vissuto sempre tutti insieme e le allegrie o le vicissitudini di qualche membro della nostra ‘comunità’  erano automaticamente quelle di tutti, in una sorta di proprietà transitiva degli affetti. Insomma ho sperimentato attività di team building e di condivisione sin dalla tenera età. Della mia vita in cascina conservo l’apprezzamento per le cose semplici, un certo pudore nell’esprimere i sentimenti e l’attaccamento ai valori granitici che ho respirato: rispetto, dovere, solidarietà, compassione.

Ho iniziato ormai parecchi anni fa l’attività di docente, poi mi sono specializzata nell’insegnamento dell’inglese (sin da bambina ho avuto il pallino delle lingue straniere perché nei miei viaggi immaginari c’era la necessità di parlare con la gente!). A braccetto con la lingua inglese sono arrivate le più significative esperienze professionali, le mie nuove avventure.

Nel 1991 ho cominciato la collaborazione con il Provveditorato agli Studi di Bergamo in qualità di docente formatore per le lingue straniere. Con il Provveditorato e un gruppo di formatori abbiamo dato vita al centro risorse DRILS sull’insegnamento delle lingue straniere, il primo in assoluto in Italia che ci è valso alcuni premi e riconoscimenti grazie al modello innovativo che proponeva: l’insegnante come esperto e ricercatore delle proprie pratiche educative. Insieme agli entusiasmi abbiamo cercato anche i primi confronti internazionali e ci siamo letteralmente ‘imbarcati’ nei primi progetti europei. Che soddisfazione veder crescere il nostro centro che nel frattempo era diventato veramente una comunità di pratiche internazionale! Dal 1992 al 2003 ho realizzato e coordinato attività di formazione sull’insegnamento-apprendimento della lingua inglese per conto del Ministero della Pubblica Istruzione, sia a livello locale che a livello nazionale e sono stata invitata come relatore a diversi seminari e corsi, anche da istituzioni straniere (British Council, Università di Alcalà, Università Nazionale Autonoma del Nicaragua).

Dal 1994 ho partecipato per conto dell’Ufficio per la Qualità, l’Innovazione e i Progetti Europei del Provveditorato di Bergamo a diversi progetti europei e attività di formazione internazionale ricoprendo diversi ruoli (ricercatore, organizzatore di corsi Comenius, responsabile del segretariato e la documentazione) e su diverse tematiche quali l’autovalutazione della scuola, la scuola come organizzazione che apprende, intercultura e metodologie di insegnamento e apprendimento delle lingue moderne, le competenze internazionali dell’insegnante, la cultura di scuola e la cittadinanza. Si è trattato di viaggi veri e propri nelle diverse culture educative con le quali ci si confrontava che hanno contribuito a sviluppare la mia capacità di mediazione e di ascolto dell’altro.

In uno dei progetti internazionali di ricerca ho conosciuto Manuel, il mio spagnolo del cuore, con il quale ho la fortuna di condividere il percorso di vita da quasi 20 anni e che mi ha portato ad emigrare a Madrid. Continuo a dividermi tra due paesi, due contesti affettivi che sento intensamente ed ho la fortuna di sentirmi a casa in entrambi i casi. Dal 2003 insegno all’estero. Ho lavorato alla scuola italiana di Madrid per 8 anni. L’ultima esperienza vissuta è stata alla scuola italiana di Asmara, in Eritrea, paese che mi ha riempito gli occhi e il cuore di nuovi colori e profonde emozioni e ha dato maggior intensità al significato di empatia, comprensione e rispetto.

Di nuovo l’idea di viaggiare per imparare. Il viaggio della conoscenza. Da qui all’empatia che si è creata con Face to Faith il passo è stato breve! Sin dagli inizi collaboro con Face to Faith Italia come facilitatore, traduttore e organizzatore di videoconferenze. Questa volta il viaggio avviene dallo studio di casa ma gli apprendimenti e le emozioni sono garantiti!

Silena Faralli

Docente di Lingua Inglese, I.C. “Città di Castiglion Fiorentino”, Arezzo

silenaSono nata e vissuta a Castiglion Fiorentino, caratteristico paese medievale della Valdichiana, le cui bellezze paesaggistiche ed artistiche sono oggi apprezzate da turisti italiani e straneri ma la vallata, dove la mezzadria aveva impresso i tratti caratteristici alla sua cultura, era rimasta una zona agricola fino agli anni ’60.
Proprio grazie a tale ambiente, quando negli anni ’70 nasceva la figura del coltivatore diretto, sono entrata in contatto con la Rural Youth Europe, organizzazione transnazionale – sostenuta da Consiglio d’Europa, Commissione Europea e FAO – che ha l’obiettivo di formare e promuovere la gioventù rurale. Nel 1976, ancora studentessa liceale, ho partecipato con la squadra italiana al 17° Rally organizzato dalla RYE a Santiago de Compostela, in Spagna: per la prima volta, e allora ero la più giovane, mi sono trovata in un ambiente internazionale, oltre 350 giovani di 13 paesi diversi, a gareggiare in prove pratiche legate al mondo agricolo – motoaratura, per esempio! Io ero lì, per la gara di cucina. Ce l’ho messa davvero tutta, esibendomi nella preparazione delle lasagne al forno, dalla A alla Z. La cosa più incredibile, comunque, è stata reperire gli ingredienti, dato che non conoscevo né lo spagnolo né l’inglese e con il francese c’erano poche possibilità di interazione. Nonostante gli organizzatori non capissero quando chiedevo il “burro” – “asino” in spagnolo – e avendo ottenuto solo un bel pezzo di fegato di maiale invece che di coniglio – un must della cucina Toscana – per fare il sugo, sono riuscita a vincere la gara, poiché la mia preparazione era “mui complicada”, a detta della giuria!
A conclusione dei lavori, durante il convegno sullo sviluppo del settore agrario in Spagna, ho compreso la bellezza della traduzione simultanea e mi sono immersa nel mondo degli interpreti…

Successivamente, nella mia famiglia, abbiamo ospitato studenti stranieri, ed io ho partecipato ad altri incontri internazionali (Strasburgo 1981, Svizzera 1982). Ho vissuto negli anni ’80 con diverse famiglie americane, nelle grandi fattorie del Midwest, come exchange student, tramite il programma IFYE (International Four-H Youth Exchange).

Inevitabilmente mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Perugia e mi sono abilitata all’insegnamento dell’Inglese e Francese. Ho lavorato al Centro Affari di Arezzo occupandomi dei rapporti con i clienti stranieri, nel settore dell’oreficeria.

Dopo aver insegnato Francese, nell’87 sono stata immessa in ruolo come docente di Lingua Inglese nella scuola secondaria di primo grado e, lavorando nelle vallate aretine, ho avuto l’opportunità di conoscere diverse realtà locali. Rientrata in Valdichiana, ho insegnato 9 anni nel tempo prolungato e ormai da 15 anni insegno nell’I.C. Città di Castiglion Fiorentino, dove ho ricoperto il ruolo di funzione strumentale per la formazione e l’aggiornamento e sono stata membro del Consiglio di Istituto.

La mia passione per le lingue straniere è sempre stata dettata dal desiderio di mettere in contatto le persone, per permettere scambio di idee e ampliamento degli orizzonti culturali, per questo ho sempre cercato di portare il mondo esterno nella mia classe di inglese.

Sfruttando le opportunità offerte dal territorio, come l’Istituto “Santa Chiara Study Center”, sede di programmi di studio all’estero della Texas A&M University e di altre università americane, ho potuto regolarmente invitare nella mia scuola gli studenti presenti, con i loro professori. Questa pratica ha condotto nel 2007, alla nascita di un progetto di partenariato tra l’Istituto Comprensivo di Castiglion Fiorentino e la TAMU, dove sono stata invitata con il Dirigente Scolastico a seminari in qualità di guest speaker (2007, 2009). Lo Study Abroad Program in Italia prevede, al mattino, ore di insegnamento della lingua inglese a tutti gli alunni della scuola media (da quest’anno anche alle quinte classi della primaria) e nel pomeriggio la realizzazione di musical bilingue ed tutoraggio degli alunni nella preparazione degli esami Trinity, da parte delle studentesse tirocinanti, monitorate dalle loro docenti universitarie. Il programma, che dura circa due mesi, è una vera e propria immersione culturale mediante la quale studenti e docenti di entrambe le istituzioni vivono emozioni indimenticabili e si arricchiscono sul piano umano, culturale e linguistico.
Credo che tali esperienze lavorative e formative, nonché la mia fede, mi abbiano condotto ad approdare a Face to Faith, come punto di arrivo e di partenza per un’altra incredibile avventura…

Last but not least, sono sposata con Alessandro da quasi 25 anni, ho un figlio ventenne, di nome Jacopo, amo stare in campagna, fare giardinaggio, cucinare e leggere, in inglese possibilmente.

“Non esiste apprendimento se non nel momento in cui alunno e insegnante guardano nella stessa direzione…”