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Paola Spinelli

Docente di Lettere, I.C. “Luigi Settembrini”, Roma

20131119-232224.jpgSono nata e da sempre vissuta a Roma dove mi sono laureata in Lettere presso l’Università degli Studi “La Sapienza”.
Nella mia famiglia ho respirato aria di scuola perché sia mia madre sia i miei zii sono stati insegnanti e dirigenti a Roma e provincia interpretando il loro ruolo professionale secondo una profonda humanitas. Dai loro discorsi traspariva una grande attenzione all’alunno come persona da valorizzare nella sua specificità. In casa la cultura classica ha certamente orientato le mie scelte formative e professionali, nonché di vita ed ha sollecitato curiosità, sete di sapere per superare stereotipi e pregiudizi. Sarà per questo che il mio piano di studi universitario rivela interessi diversificati e centrati sui linguaggi, la comunicazione e la multiculturalità.
Una costante nella mia crescita umana e professionale è stata la formazione continua per sperimentare in ambito educativo strategie innovative efficaci, aperte a punti di vista diversi.
Sono docente da molti anni ed ho insegnato in realtà territoriali sia periferiche che centrali.
Le mie esperienze formative (Enti locali, Università, RAI, Intercultura, Dante Alighieri, CIDA, …) e la partecipazione a progetti nazionali e internazionali (Incontro con l’Oriente attraverso l’arte, Uscire dal silenzio, Città e linguaggi, Lineamenti di assistenza e cura a poveri e dementi, I Giovani futuro dell’Europa, La mia storia, la tua storia, DireGiovaniDireFuturo, Color Your Life, Scopri le tue carte!, COMENIUS…) hanno rafforzato in me lo spirito di condivisione tra culture ed esperienze diverse.
Il cammino, in un processo circolare di insegnamento/apprendimento, nella continua ricerca di nuovi stimoli, col master MUNDIS, l’esperienza di Tutor coordinatore del Tfa presso La Sapienza, la formazione come esperto valutatore INVALSI, mi conferma la necessità di una scuola capace di dialogare con il territorio e le diverse realtà facendo sistema nel superare i particolarismi sempre dannosi al perseguimento del bene comune.
Come docente e come madre di una figlia adolescente, che vive in Francia presso una famiglia grazie alla vincita di una borsa di studio di Intercultura, l’idea di scuola, centro di formazione integrale dell’uomo, capace di offrire competenze attraverso lo studio delle discipline in situazione, mi appartiene. Pertanto l’aderenza a FtF è parte integrante del mio progetto didattico e di vita per un sapere non finalizzato a sterili schemi nozionistici, ma generatore di rapporti veri.
FtF ci aiuta ad ampliare un programma che ha come scopo il rispetto che non rimane fine a se stesso ma conosce e apprezza l’altro.
Non basta tendere una mano, bisogna guardarsi in faccia.

Patrizia Bianchi

Docente di Inglese presso l’I.C. “Luigi Settembrini” di Roma

Patrizia Bianchi, SettembriniSono nata a Roma dove tuttora vivo con la mia famiglia: mio marito Vincenzo e i miei due figli maschi Gabriele e Marco mentre mia figlia Maria Chiara vive e lavora ormai da un anno a Londra.
Dopo aver conseguito, per decisione dei miei genitori (non troppo condivisa da me, ma all’epoca non si poteva aver voce in capitolo!), il diploma di maturità classica, ho finalmente intrapreso lo studio delle Lingue, quello che fin da adolescente avrei voluto fare, perché mi sono sempre sentita un po’ cittadina del mondo. Grazie infatti alla professione del mio papà, Comandante Pilota all’Alitalia, ho avuto l’opportunità di girare il mondo in lungo e in largo e mi hanno sempre affascinato gli altri popoli, le altre culture, che sebbene così diverse da quella italiana, mi hanno portato piano piano a vedere proprio nelle diversità una grande opportunità di crescita personale.
Perché quindi scegliere di dedicarmi all’insegnamento (la mia è stata proprio una scelta perché sentivo che quello era il mio traguardo, che non c’era niente altro che avrei voluto fare) ? E perché insegnante di Inglese e non di Storia, Religione, Arte visto che l’aura di mistero che sottendeva ogni diversa cultura mi aveva affascinato così tanto? Semplice, perché per toccare con mano, per capire cosa c’è sotto devi comunicare, devi parlare con la gente, devi farti spiegare il perché di ciò che fa e l’inglese era la lingua più parlata nel mondo, la lingua veicolare di ogni scambio e io dovevo saperla e dovevo insegnarla ad altri. Da qui la mia decisione (questa volta non troppo condivisa dai miei, visto che mi avevano lasciato libertà di scelta) di rifiutare costosissimi soggiorni in College per andare a lavorare au pair presso un famiglia inglese a Londra dove, tra lacrime e pavimenti puliti ginocchia a terra, ho avuto la grandissima soddisfazione di sentirmi dire dal mio attuale marito che era venuto a trovarmi per Ferragosto :”Parli inglese come se fossi una di loro”.

Face to Faith e la mia adesione al programma sono la logica conseguenza: adoro i ragazzi, mi piace parlare con loro di tutto, anche di ciò che non è strettamente legato alla mia disciplina e mi sono sentita subito attratta da ciò che il programma promuoveva: il dialogo (in inglese addirittura!) interculturale ed interreligioso tra giovani per farli crescere in un mondo dove non esistano più pregiudizi legati alla diversità.