Carla Gaiba

Docente di Lettere presso l’Istituto Omnicomprensivo Musicale “Verdi” di Milano

carlaVorrei tanto potere dire, come fece una volta Calvino sulla questione dei propri dati biografici, che “io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere”; purtroppo però non sono un’autrice, né le mie opere in senso lato valgono tanto da poterle usare come scusa per esimermi dal buttar giù questo “breve profilo”. Ma dato che parlare di me è una delle cose che peggio mi riescono e che più detesto, ho deciso di optare per una scelta drastica. Della mia vita offrirò, invece di una diligente sequenza di date e di dati, pochi, selezionatissimi punti: quelli che ritengo più intensi e ricchi di significato, per me e per chi mi conosce. Primo punto: sono nata a Bologna. Banale, penserete: di pochi punti sprecarne uno per il luogo di nascita. Eppure, tra i sentimenti che danno senso e colore alla mia vita l’amore per la mia città è sicuramente uno dei più forti, che continua ad accompagnarmi anche dopo dodici anni a Milano. Il ricordo dei luoghi dove sono nata e vissuta per più di trent’anni, dove ho studiato e dove ho cominciato a formare i miei primi pensieri adulti è per me un compagno di viaggio assiduo, che mi invoglia a scoprire con entusiasmo e curiosità realtà sempre nuove, proprio perché il “noto” che ho alle mie spalle è una certezza così salda, che so non mi abbandonerà mai. Secondo punto: ho frequentato gli ultimi due anni delle superiori in un Collegio del Mondo Unito, un’associazione educativa internazionale che conta alcune scuole sparse in tutto il mondo, dove studenti delle più svariate nazionalità condividono due intensissimi anni di crescita comune. A sedici anni, una borsa di studio mi ha catapultato dal sicuro orticello del mio piccolo liceo classico di provincia a un mondo di pensieri, persone, lingue, religioni, opinioni, situazioni assolutamente sconosciute. Io, che all’epoca non ero mai nemmeno stata ancora all’estero, ho dovuto comprendere tutto in una volta che questo nostro mondo è una faccenda meravigliosamente complessa, e che l’unica speranza per riuscire a venirne a capo, o anche solo, con più realistica umiltà, per barcamenarcisi un po’, sta nel confronto, nella reciproca conoscenza, nel dialogo instancabile, anche e soprattutto quando le possibilità di un accordo sembrano un’utopia. Quest’esperienza è stata un punto di svolta nella mia vita, e se adesso in questa bella famiglia Face to Faith mi sembra di essere un po’ a casa, penso lo si debba anche ai miei due anni al Collegio del Mondo Unito. Terzo punto: sono sposata da undici anni con Andrea (conosciuto al suddetto collegio, per inciso…) e ho due figlie, Costanza ed Emilia (piccolo omaggio alla mia terra natale, vedi punto uno). E perché questo sia uno dei punti immancabili della mia biografia, penso sia superfluo spiegarlo.