Federica Peressotti

Docente di Lettere, Istituto Omnicomprensivo Musicale di Milano (ex Istituto Comprensivo Cuoco Sassi), Milano

federicaI ricordi dai quali mi piace attingere per rappresentare in poche righe la mia storia sono quelli della mia infanzia trascorsa a Udine, frontiera del nord est. La più piccola in una grande famiglia della quale – fra tante – amo ricordare le seguenti convinzioni congenite: dimenticare la porta di casa aperta, anche di notte, è un segno positivo di affidamento alla vita; i pranzi improvvisati con ospiti che giungono inattesi sono momenti di festa – ma soprattutto conferma che la disponibilità all’incontro è una forma mentis e non necessita di cerimoniali e preavvisi; le frontiere esistono, ma hanno natura transitoria e flessibile e il viaggio – l’esperienza che ci cambia la mente – inizia dalla porta di casa e non è programmabile. La meta è sempre una sorpresa.

È con questo corredo che, dopo una laurea in Storia della Lingua Italiana a Padova, sono partita alla volta della Francia, dove ho vissuto con l’entusiasmo e il fervore di chi si trova in una notte di treno proiettato dalla placida vita di provincia al caleidoscopio di una metropoli che dà forma nuova ai pensieri e ti percorre fino a cambiarti per sempre. A Parigi per me ogni sguardo è una scoperta, come in una colossale opera di consultazione, dove sperimentare l’emozione estetica dello stupore continuo e riconoscere la bellezza di affidarsi alla certezza di nuovi incontri. Hemingway direbbe come in una festa mobile.

Cosa mi ha portato poi a lavorare a Milano in una grande società di Consulenza che opera nell’ambito degli Studi sui Cambiamenti Sociali e sui Comportamenti di Consumo non starò qui a dire. Fatto sta che 9 anni di lavoro in azienda sono stati per me un’importante occasione di crescita sia personale che professionale.

Da sei anni insegno con grande passione e ogni mattina, chi mi incontra, mi vede sfrecciare sorridente in bicicletta verso la scuola, con mio figlio Giovanni che canta sul suo seggiolino.
Credo che insegnare non sia solo trasmettere amore per la conoscenza, ma anche instillare il dubbio che essa non basti a se stessa e trovi un senso solo se posta in relazione, se aperta al dubbio e al confronto con l’altro. E anche questa volta con la porta lasciata spalancata, come mi hanno insegnato da bambina, e con un senso di festa nel cuore.

Il lavoro che sto svolgendo con il team di Face to Faith e della Rete Dialogues ha incredibilmente accresciuto questo entusiasmo.